invecchiare è non aver più voglia di vincere, morire non aver più voglia di partecipare
Stellarietea mediae è una associazione di piante nitrofile che si insedia con l'antropizzazione del territorio.
lunedì 29 marzo 2021
mercoledì 15 novembre 2017
Le_rane_aristofane
Può la poesia salvare il mondo? Il poeta, inteso come autore la cui
opera raggiunge facilmente la mente ed il cuore di molti, deve fornire
solo personaggi netti e probi, che siano esempio da imitare (eroi) per
formare buoni cittadini? Può il poeta rappresentare l'intreccio di bene e
di male proprio di ciascun individuo, rischiando di allentare la
tensione a migliorare se stessi ed aprire la strada a qualche forma di
decadenza?
Comunque la pensiate, questi sono considerati i temi
della commedia di Aristofane "Le rane". Come molti altri contenuti
della produzione teatrale greca del V secolo, anche questi sembrano temi
universali, senza tempo tanto che noi posteri, a distanza di molti
secoli, li sentiamo attuali. Riguarda la funzione didattica dell'arte e
quindi si interroga sulla necessità di un
condizionamento, una limitazione alla libertà artistica di rappresentare
qualsiasi cosa perchè la libertà è limitata dalla responsabilità dei
poeti nella formazione di buoni cittadini. La stessa cosa ci chiediamo
oggi riguardo la responsabilità di tutti coloro che per mestiere o per
natura hanno il talento o la possibilità di formare o influenzare le
opinioni altrui.
martedì 17 ottobre 2017
Bosco e letteratura
La letteratura occidentale ha presentato il bosco come luogo selvaggio e pericoloso, ostile e inospitale, abitato da streghe, uomini malvagi, mostri o animali feroci. Oppure, in antitesi, lo ha descritto come ultimo frammento di un antico paradiso perduto, luogo protetto, magico, rifugio della libertà o dei libertari, sede di sapienza, alcova di amanti, fonte di buoni sentimenti, Arcadia di poesia e regno della quieta natura selvatica contraposta alla ferocia distruttiva dell'uomo.
Sono atteggiamenti diversi, due visioni del mondo, due sensibilità in antitesi che possono anche coesistere nello stesso individuo. Visioni che non hanno a che fare col bosco in quanto tale, che oggi valutiamo, più oggettivamente, in termini di ecosistema, ma sono proiezioni sul bosco dell'umanità: noi umani al centro della scena e il bosco una delle tante proiezione dei nostri incubi o dei nostri sogni.
A prescindere dal nostro livello di distacco emotivo e dal nostro atteggiamento razionale o antiromantico, quando decidiamo di entrare in un bosco ponderiamo, più o meno coscientemente, una delle componenti di cui sopra. Con la prima proviamo a soddisfare quel che resta del nostro bisogno ancestrale di avventura, magari il voler superare una prova nuova per godere poi del senso di benessere che può seguirne. Con la seconda vogliamo ritrovare frustuli dell'antico mito della comunione con il resto della natura da cui abbiamo la sensazione di esserci irrimediabilmente alienati.
Una passeggiata nel bosco può essere uno dei modi per accedere alla "seconda stanza", la stanza del pensiero di John Keats (the Chamber of Maiden Thought).
martedì 24 gennaio 2017
La passeggiata dei briganti
29 gennaio 2017
La paseggiata dei briganti
Colme di Monte Sparagio, Custonaci (Tp)
di Giuseppe Ippolito
Le 'colme' sono due punti quotati, Colma di Mezzo (m1000) e Prima Colma (m1008), di un vasto altopiano panoramico contiguo alla cresta occidentale del Monte Sparagio (m1110). L'altopiano si sviluppa tra le quote m600 e m1000 e si apre su uno dei paesaggi costieri più belli di Sicilia, tra il Monte Erice, l'inconfondibile sagoma del Monte Cofano e i versanti occidentali dei Monti dello Zingaro. La passeggiata è semplice, per tutti, l'abbiamo dedicata alla banda di briganti di Castellammare che tra il 1862 e il 1870 si diede alla macchia intorno al Monte Sparagio, alla loro guida Pasquale Turriciano e al poeta della banda Camillo Cajozzo. il paesaggio è tipicamente carsico, con doline, qualche grotta e piccole forme di corrosione superficiali. Le rocce calcaree hanno età cretaceo-eocenica (90-40 milioni di anni fa) e l'ambiente di deposizione fu un margine di una piattaforma carbonatica. Il paese più vicino è Custonaci, molto conosciuto per le cave di materiale lapideo di pregio. Sui fianchi dell' altopiano si aprono alcune cave attive che estraggono lastre calcaree facilmente lucidabili, soprattutto il "Perlato di Sicilia". Per quanto riguarda la vegetazione, oltre agli aspetti dominanti di gariga e steppa arida c'è una rada boscaglia di leccio e pinete che inverdiscono il Pizzo e la Contrada Giacolamaro. Al termine della passeggiata si va a Custonaci e poi ad osservare da vicino la Fossa della Bufara, il grande pozzo di crollo carsico nei pressi del paese.
Programma
Partenza alle ore 8,30 con automezzi propri, da Piazza John Lennon (ex Giotto) a Palermo per Castellammare del Golfo e Custonaci. Proseguimento in auto fino al Piano delle Ferle, a quota m 650. A piedi per contrada Giacolamaro, per raggiungere la Prima Colma e la Colma di Mezzo. Pranzo al sacco proprio e ritorno alle auto per il versante settentrionale. Trasferimento a Custonaci e passeggiata alla Fossa della Bufara. Rientro a Palermo previsto per le 19.00.
Scheda Tecnica
Dislivello: m300;
Lunghezza del percorso: circa km7.
Tempo di cammino: 2 ore.
Natura del percorso: sterrata, sentiero.
Difficoltà: facile, un omino
Equipaggiamento: Scarponi, abbigliamento per l'escursionismo invernale.
Quota di partecipazione €8;
Contributo carburante per chi usufruisce di passaggio auto €6, da versare al conducente.
Per informazioni e prenotazioni telefonare alla guida: Giuseppe Ippolito 3403380245;
Artemisia, società cooperativa a r.l. per il turismo sostenibile e l’educazione ambientale. Via Serradifalco, 119 90145 Palermo. Tel 3403380245; Email: artemisianet @ gmail .com Sito: www.artemisianet.it
La paseggiata dei briganti
Colme di Monte Sparagio, Custonaci (Tp)
di Giuseppe Ippolito
Le 'colme' sono due punti quotati, Colma di Mezzo (m1000) e Prima Colma (m1008), di un vasto altopiano panoramico contiguo alla cresta occidentale del Monte Sparagio (m1110). L'altopiano si sviluppa tra le quote m600 e m1000 e si apre su uno dei paesaggi costieri più belli di Sicilia, tra il Monte Erice, l'inconfondibile sagoma del Monte Cofano e i versanti occidentali dei Monti dello Zingaro. La passeggiata è semplice, per tutti, l'abbiamo dedicata alla banda di briganti di Castellammare che tra il 1862 e il 1870 si diede alla macchia intorno al Monte Sparagio, alla loro guida Pasquale Turriciano e al poeta della banda Camillo Cajozzo. il paesaggio è tipicamente carsico, con doline, qualche grotta e piccole forme di corrosione superficiali. Le rocce calcaree hanno età cretaceo-eocenica (90-40 milioni di anni fa) e l'ambiente di deposizione fu un margine di una piattaforma carbonatica. Il paese più vicino è Custonaci, molto conosciuto per le cave di materiale lapideo di pregio. Sui fianchi dell' altopiano si aprono alcune cave attive che estraggono lastre calcaree facilmente lucidabili, soprattutto il "Perlato di Sicilia". Per quanto riguarda la vegetazione, oltre agli aspetti dominanti di gariga e steppa arida c'è una rada boscaglia di leccio e pinete che inverdiscono il Pizzo e la Contrada Giacolamaro. Al termine della passeggiata si va a Custonaci e poi ad osservare da vicino la Fossa della Bufara, il grande pozzo di crollo carsico nei pressi del paese.
Programma
Partenza alle ore 8,30 con automezzi propri, da Piazza John Lennon (ex Giotto) a Palermo per Castellammare del Golfo e Custonaci. Proseguimento in auto fino al Piano delle Ferle, a quota m 650. A piedi per contrada Giacolamaro, per raggiungere la Prima Colma e la Colma di Mezzo. Pranzo al sacco proprio e ritorno alle auto per il versante settentrionale. Trasferimento a Custonaci e passeggiata alla Fossa della Bufara. Rientro a Palermo previsto per le 19.00.
Scheda Tecnica
Dislivello: m300;
Lunghezza del percorso: circa km7.
Tempo di cammino: 2 ore.
Natura del percorso: sterrata, sentiero.
Difficoltà: facile, un omino
Equipaggiamento: Scarponi, abbigliamento per l'escursionismo invernale.
Quota di partecipazione €8;
Contributo carburante per chi usufruisce di passaggio auto €6, da versare al conducente.
Per informazioni e prenotazioni telefonare alla guida: Giuseppe Ippolito 3403380245;
Artemisia, società cooperativa a r.l. per il turismo sostenibile e l’educazione ambientale. Via Serradifalco, 119 90145 Palermo. Tel 3403380245; Email: artemisianet @ gmail .com Sito: www.artemisianet.it
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domenica 27 novembre 2016
Cosa è un cammino
25 novembre 2016, terzo giorno di cammino lungo la costa ligure tappa S.Margherita Ligure-Camogli, attraversiamo per intero la riserva naturale di Portofino da est ad ovest, ne ammiriamo le bellezze paesaggistiche e l'affascinante storia naturale, ma abbiamo in testa una domanda di tutt'altro genere: Vogliamo sapere se siamo riusciti finalmente ad entrare nella dimensione del cammino o se siamo ancora nella dimensione del percorso. E' il tema sul tappeto all'incontro pomeridiano a Camogli, al termine del cammino, con Luca Gianotti, Luigi Nacci e il fondatore di Radio Francigena Alberto Pugnetti. Un percorso non è un cammino, è inteso come semplice spostamento tra due punti geografici in cui l'obbiettivo principale è il raggiungimento della meta. Se vogliamo andare a Camogli, farlo a piedi e' solo un'alternativa all'auto o al treno. Dentro la dimensione del cammino, invece raggiungere Camogli perde importanza e si punta l'attenzione sul cammino in se, allora vorremmo che non finisse troppo presto, ma cosa è il cammino? Ai tanti compagni venuti a camminare con noi oggi offriamo questo spunto di riflessione sin dal raduno alla partenza. Luigi Nacci descrive una condizione iniziale che può far da molla all'intraprendere un cammino: Siamo in una stanza buia e non abbiamo nessuna voglia di uscire anche se fuori ci sono colori e luci. Belle cartoline colorate sono così belle da aver paura ad entrare nella nostra stanza buia. Loro non entrano, noi non usciamo. Perchè non usciamo? Non è di una vacanza che abbiamo bisogno, non abbiamo bisogno di un vuoto, ma di un pieno. Per il vuoto è forse più facile, non ci metteremmo molto a raggiungere un luogo o un modo in cui svuotare la mente, ma a noi non serve questo, non abbiamo bisogno di distrazioni dal pensiero. Quando le icone dello svago e del vuoto non ci aiutano e non ci attirano è il momento in cui può essere utile prendere uno zaino, mettere dentro due o tre cose, e iniziare a camminare. In questo caso il nostro spostamento avrà due componenti: una orizzontale, un percorso geografico qualunque e una verticale: un tema, una domanda, una ricerca, un pensiero e il camminare diventa uno strumento del cammino. L'esigenza di contenuti profondi, il pieno piuttosto che il vuoto, muove le nostre gambe. Il 2016 sta per finire ed stato dichiarato l'anno dei "cammini", intesi almeno inizialmente, soltanto come cammini spirituali nell'accezione religiosa del termine. I cammini. però non sono solo religiosi, esistono cammini laici e il dibattito su cosa sia o non sia un "cammino" è di la da concludersi. Su alcuni elementi sembra però si possa convergere: il cammino deve avere un tema profondo. Che siano cammini di pellegrini, viandanti, pastori o briganti un cammino è tale perchè ha una memoria da tramandare, un messaggio leggibile, un contenuto univoco. Il nostro camminare è laico, non siamo una setta religiosa, non promettiamo e non cerchiamo paradisi, stiamo nel qui e ora, guidiamo e ci facciamo guidare, siamo compagni di cammino in cui il termine compagno ritorna al senso etimologico della condivisione del pane. Nel cammino cerchiamo individualmente un esercizio di approfondimento della nostra vita. Non siamo pellegrini, i pellegrini del passato di qualunque religione fossero, erano caratterizzati dalla loro fragilità, dalla loro dipendenza dalla bontà delle persone incontrate. Oggi per noi non è più così e a somigliare di più ai pellegrini di ieri sono i migranti clandestini di oggi. I migranti erano in una stanza buia, hanno preso poche cose e sono partiti, loro si, per un lungo cammino.
mercoledì 24 febbraio 2016
Spocchia
Spocchia, bella parola... Usata male per sminuire qualcuno che comunica verità scomode o usata bene per smontare un presuntuoso. La spocchia si può avere in due casi: quando, in un certo senso, la si merita per particolari competenze e abilità e quando non la si merita. Nel primo caso è un atteggiamento altezzoso che socialmente non paga, nel secondo è quasi una necessità per nascondere la propria ignoranza o inconsistenza. Nel caso in cui si è un intellettuale la spocchia è cosa distinta dalla presunzione. Un intellettuale, cioè un soggetto capace, almeno più dei suoi immediati vicini, di elaborare pensieri, è possibile abbia spocchia, ma non è così frequente come potrebbe sembrare. La maggior parte degli spocchiosi sono piuttosto pseudo-intellettuali che hanno necessità di nascondere la propria inconsistenza. Come si riconoscono? Frasi senza senso che lasciano intendere ne abbiano uno talmente profondo da sfuggire alla comprensione del prossimo. Affermazioni ambigue o sospese che potrebbero dire tutto ed il suo contrario. Sospiri e sorrisi di apparentemente benevola e paziente comprensione dei limiti incolmabili dell'interlocutore. Linguaggio tortuoso gonfiato di decorazioni per nascondere la banalità del contenuto. Due esempi ben noti e popolari: i testi di Heidegger e le canzoni di Battiato... :-)
Capo Rama
Capo Rama e costa di Terrasini, Trappeto e Balestrate di Giuseppe Ippolito
passeggiata di interesse geologico
La metà orientale del Golfo di Castellammare alterna coste alte e rocciose (falesie) e spiaggie di sabbia. Le rocce affioranti nei pressi dei ruderi della Torre di Capo Rama sono calcari di piattaforma carbonatica del Triassico (Norico sup.). Osservandone i dettagli si riconoscono le caratteristiche sedimentologiche degli ambienti di retroscogliera: bassi fondali marini ricchi di fango calcareo, separati dal mare aperto da una barriere corallina. Ambienti simili a questo si possono oggi osservare lungo le coste dei mari tropicali.
Sedimentologi e geologi, nell'esaminare la successione sedimentaria di Capo Rama, hanno evidenziato una caratteristica ciclicità di facies (Catalano et al., 1974). Ogni 2,5 metri circa di spessore di roccia si ripetono in ordinata successione tre litologie afferenti ad altrettanti ambienti attuali contigui ed adiacenti, dalla laguna di retroscogliera alla piana littorale emersa e in erosione. Il termine inferiore di ogni ciclo è costituito da dolomie e calcari dolomitici a megalodontidi che rappresentano, nell'ambiente originario, la condizione di laguna sommersa. I megalodontidi sono infatti una famiglia di grandi molluschi bivalvi filtratori che vivono infossati nel sedimento delle lagune di retroscogliera e vengono spesso ritrovati fossili ancora in posizione di vita. Termine intermedio, soprastante al precedente, è costituito dalle Dolomie stromatolitiche e loferitiche. L'ambiente deposizionale di questo termine è l'area tidale che alterna emersione e immersione con le maree. In questo ambiente si formano e si accrescono le stromatoliti, strutture sedimentarie finemente laminate costruite, nei sedimenti delle piane tidali, ad opera di microrganismi fotosintetici come alghe e batteri. I microrganismi formano nel tempo una successione di tappeti algali mucillaginosi che intrappolano i fini sedimenti carbonatici della piana littorale. Terzo ed ultimo elemento del ciclotema sono le brecce loferitiche: prodotte dall'alterazione meteorica che si avvia durante prolungate fasi di emersione della piana tidale. Dopo una discontinuità erosiva inizia un nuovo ciclotema. Poco distante, a Cala Rossa, affiorano altre rocce calcaree di colore grigio-chiaro e rosa, depositatesi in ambiente pelagico (mare profondo distante dalla costa) in tempi più recenti, tra il Malm e l'Eocene sup., e contenenti fossili di organismi unicellulari pelagici(Catalano et al 1973). Altri affioramenti sedimentari, ancora più recenti, pliocenici e pleistocenici, si trovano lungo le spiagge di Trappeto e Balestrate e conservano fossili di ambiente neritico (mare poco profondo), soprattutto lamellibranchi dei generi Chlamis e Pecten, gasteropodi e brachiopodi.
Merita un accenno la flora xerofila ed alofila di Capo Rama dominata dalle autoctone palma nana (Chamaerops humilis)ed efedra (Ephedra sp.), cui negli ultimi decenni si è aggiunta una cactacea nordamericana naturalizzata, l'Opuntia stricta. Poco rimane della vegetazione dei litorali sabbiosi rimossa da tempo per far spazio alla balneazione di massa.
Programma
Partenza alle ore 9.00 da Piazza Europa a Palermo per Terrasini e Capo Rama, visita guidata per l'osservazione e la descrizione degli affioramenti rocciosi di Capo Rama e Balestrate. Rientro previsto a Palermo per le 14.00. Eventuale e facoltativa visita al Museo Daumale di Terrasini.
Scheda tecnica
La passeggiata sulle falesie di Capo Rama e lungo la costa di Trappeto presenta dislivello e lunghezza trascurabili. Si cammina su sterrate, sentieri, scogliera calcarea e spiaggia; Difficoltà: facile, turistica (un omino)
Informazioni: Giuseppe Ippolito 3403380245, Sede 0916824488.
Artemisia, società cooperativa a r.l. per il turismo sostenibile e l'educazione ambientale. Via Serradifalco, 119 - 90145. Palermo. Tel. 091/6824488; 340/3380245; E-mail: artemisianet@tin.it Sito: http://www.artemisianet.it
passeggiata di interesse geologico
La metà orientale del Golfo di Castellammare alterna coste alte e rocciose (falesie) e spiaggie di sabbia. Le rocce affioranti nei pressi dei ruderi della Torre di Capo Rama sono calcari di piattaforma carbonatica del Triassico (Norico sup.). Osservandone i dettagli si riconoscono le caratteristiche sedimentologiche degli ambienti di retroscogliera: bassi fondali marini ricchi di fango calcareo, separati dal mare aperto da una barriere corallina. Ambienti simili a questo si possono oggi osservare lungo le coste dei mari tropicali.
Sedimentologi e geologi, nell'esaminare la successione sedimentaria di Capo Rama, hanno evidenziato una caratteristica ciclicità di facies (Catalano et al., 1974). Ogni 2,5 metri circa di spessore di roccia si ripetono in ordinata successione tre litologie afferenti ad altrettanti ambienti attuali contigui ed adiacenti, dalla laguna di retroscogliera alla piana littorale emersa e in erosione. Il termine inferiore di ogni ciclo è costituito da dolomie e calcari dolomitici a megalodontidi che rappresentano, nell'ambiente originario, la condizione di laguna sommersa. I megalodontidi sono infatti una famiglia di grandi molluschi bivalvi filtratori che vivono infossati nel sedimento delle lagune di retroscogliera e vengono spesso ritrovati fossili ancora in posizione di vita. Termine intermedio, soprastante al precedente, è costituito dalle Dolomie stromatolitiche e loferitiche. L'ambiente deposizionale di questo termine è l'area tidale che alterna emersione e immersione con le maree. In questo ambiente si formano e si accrescono le stromatoliti, strutture sedimentarie finemente laminate costruite, nei sedimenti delle piane tidali, ad opera di microrganismi fotosintetici come alghe e batteri. I microrganismi formano nel tempo una successione di tappeti algali mucillaginosi che intrappolano i fini sedimenti carbonatici della piana littorale. Terzo ed ultimo elemento del ciclotema sono le brecce loferitiche: prodotte dall'alterazione meteorica che si avvia durante prolungate fasi di emersione della piana tidale. Dopo una discontinuità erosiva inizia un nuovo ciclotema. Poco distante, a Cala Rossa, affiorano altre rocce calcaree di colore grigio-chiaro e rosa, depositatesi in ambiente pelagico (mare profondo distante dalla costa) in tempi più recenti, tra il Malm e l'Eocene sup., e contenenti fossili di organismi unicellulari pelagici(Catalano et al 1973). Altri affioramenti sedimentari, ancora più recenti, pliocenici e pleistocenici, si trovano lungo le spiagge di Trappeto e Balestrate e conservano fossili di ambiente neritico (mare poco profondo), soprattutto lamellibranchi dei generi Chlamis e Pecten, gasteropodi e brachiopodi.
Merita un accenno la flora xerofila ed alofila di Capo Rama dominata dalle autoctone palma nana (Chamaerops humilis)ed efedra (Ephedra sp.), cui negli ultimi decenni si è aggiunta una cactacea nordamericana naturalizzata, l'Opuntia stricta. Poco rimane della vegetazione dei litorali sabbiosi rimossa da tempo per far spazio alla balneazione di massa.
Programma
Partenza alle ore 9.00 da Piazza Europa a Palermo per Terrasini e Capo Rama, visita guidata per l'osservazione e la descrizione degli affioramenti rocciosi di Capo Rama e Balestrate. Rientro previsto a Palermo per le 14.00. Eventuale e facoltativa visita al Museo Daumale di Terrasini.
Scheda tecnica
La passeggiata sulle falesie di Capo Rama e lungo la costa di Trappeto presenta dislivello e lunghezza trascurabili. Si cammina su sterrate, sentieri, scogliera calcarea e spiaggia; Difficoltà: facile, turistica (un omino)
Informazioni: Giuseppe Ippolito 3403380245, Sede 0916824488.
Artemisia, società cooperativa a r.l. per il turismo sostenibile e l'educazione ambientale. Via Serradifalco, 119 - 90145. Palermo. Tel. 091/6824488; 340/3380245; E-mail: artemisianet@tin.it Sito: http://www.artemisianet.it
lunedì 1 febbraio 2016
Purtidda! Purtidda!
Anche i montanari di Sicilia sanno che "cu avi lingua
passa i muntagni", ma sanno anche qualcosa in più: per passare le
montagne si devono attraversare "i purtidda", italianizzato dai
topografi dell'IGM in "portelle". Da noi, 'ni nuautri' sarebbe il caso
di scrivere qui, "i purtidda" col plurale in "a" del mondo ellenistico,
sono le selle, i passi, le forcelle, i valichi e tutto questo genere di
porte di montagna. Sono passaggi comodi per attraversare creste e
rilievi che separano tra loro valli e vadduna, il posto meno faticoso
per passare. Dove c'è una purtidda, che sia tale, c'è sempre almeno un
sentiero, una mulattiera o una trazzera regia. Salite su una portella
qualunque e le vostre possibilità si moltiplicheranno, perchè passare
'na purtidda significa uscire da un mondo per entrare in un'altro, ma
finchè si sta sulla portella si hanno almeno due mondi sotto di se e, se
non si sceglie per nessuno dei due, si può sempre prendere la via delle
creste, verso altre portelle e altri mondi. Un tempo si passava così da
un feudo all'altro, da un paese all'altro, da una vita all'altra. Dalle
portelle passano i confini (finaiti), ci si poteva trovare la dogana, i
briganti, e doverci pagare un pedaggio o un pizzo. Non a caso i primi
socialisti siciliani dei paesi montani del palermitano scelsero una
grande purtidda erbosa per radunarsi insieme tra abitanti di vallate
diverse: con quel gesto, con quella presenza di popolo sul valico,
abolivano di fatto secoli di confini feudali.
E allora, se vi sentite a volte costretti su un binaro, sia fisico sia metafisico, provate a salite su una portella, chissà che non vi riesca di cambiare il mondo...
Portella Bianca si trova sopra Piano Casaboli (Pioppo - Monti di Palermo), antiche trazzere la collegano alla Portella Sant’Anna che invece si trova sopra San Martino delle Scale. A Portella Sant'Anna sono presenti i resti malmessi di un'antica Torre ed una chiesa ipogeica. Un'escursione panoramica "portelle portelle", fisiche e metafisiche, sui Monti di Palermo.
E allora, se vi sentite a volte costretti su un binaro, sia fisico sia metafisico, provate a salite su una portella, chissà che non vi riesca di cambiare il mondo...
Portella Bianca si trova sopra Piano Casaboli (Pioppo - Monti di Palermo), antiche trazzere la collegano alla Portella Sant’Anna che invece si trova sopra San Martino delle Scale. A Portella Sant'Anna sono presenti i resti malmessi di un'antica Torre ed una chiesa ipogeica. Un'escursione panoramica "portelle portelle", fisiche e metafisiche, sui Monti di Palermo.
giovedì 28 gennaio 2016
Calata sulla Busambra
ricordo perfettamente quella calata, la seconda, quella fatta con gli
speleologi del cai tra cui io: ricordo che ero abbastanza tranquillo
fino al nodo della 100. nonostante lo spit singolo e neanche piantato
dritto dell'ultimo armo (one spit si battezzo' la grotta...) dopo il
nodo la parete si allontanava ancora di più... sembrava il punto di non
ritorno.Scendere sotto il nodo con forse 180 metri di vuoto sotto il
sedere e la parete a quasi 10 metri di distanza... poi entrammo in
grotta, grotta che peraltro risaliva in verticale diventando rapidamente
inaccessibile. Dovrebbe esserci il rilievo da qualche parte.
Unni stati jennu a dda via?
... "Unni stati jennu a dda via?"
chiese, ad un certo punto della conversazione, l'uomo seduto sulla sedia davanti all'uscio della sua casa alla periferia del paese. L'uomo con lo zaino, in piedi di fronte a lui, circondato da quattro o cinque come lui, provò a rispondere con lo stesso dialetto ellenistico: "acchianamu a muntagna!". Ma l'uomo seduto continuò: "Chi siti cacciatura?" "No, chi cacciatori!, ci sparassimu aei cacciaturi nuatri", rispose l'uomo con lo zaino. "Allura it'a cogghiri virdura? Chi cci su vurrani a st'ura?" Chiese l'uomo seduto, sempre più incuriosito da quel gruppo di strani forestieri. "No, mancu virdura, jamu sulu caminannu", fu la risposta dell'uomo con lo zaino. "Aviti armali dda n'capu?" Chiese, giocandosi l'ultima carta, l'uomo seduto. "No, un semu mancu pastura, un si viri ca un semu pastura? Nuautri caminamu, acchianamu i muntagni, e poi scinnemu, un cugghiemu nenti, taliamu sulu e caminamu, caminamu, jamu caminannu! ..." L'uomo seduto lo guardò con l'aria di chi ha sorpreso un gruppo di individui sciocchi, bizzarri e perditempo e disse: "Cci a pozzu addumannari 'na cosa, cu rispettu parrannu?". "Parrati, chi vuliti sapiri?" lo incoraggiò, paziente, l'uomo con lo zaino. E lui: "Ma picchì acchianati a muntagna si poi avit'a scinniri?" L'uomo con lo zaino sorrise e rispose con un'altra domanda: "E vui allura? Chi cci campati a fari si poi aviti a moriri?" E lo salutò avviandosi per il sentiero. |
I Cantori del Gargano
Alla
fine della scorsa estate siamo stati sul Gargano. Abbiamo attraversato a
piedi paesaggi carsici, pascoli, selve ombrose, spazi ampi e lunghi
percorsi, grandiosi impluvi, immensi uliveti, bellezza ed emozioni più
che sufficienti per farne, già di per se, un viaggio a piedi indelebile
nella memoria, ma non sarebbe stata la stessa cosa senza la musica,
senza i suoni e i canti delle genti del Gargano
che, ancora nella mente al mattino, dopo le serate musicali con
musicisti e cantori locali, arricchivano quello stesso paesaggio, quei
sentieri, ed i nostri passi, di suoni e di ritmi. Non ricordo chi lo
scrisse, forse il medico francese Alfred Tomatis, ma sembra che ogni
territorio condizioni la produzione musicale dei suoi abitanti. Non in
termini metafisici o psicologici, che sarebbe una constatazione
piuttosto banale, ma fisici, per l'interazione del territorio con le
modalità di propagazione delle onde sonore. Il canto e la musica
espresse dagli abitanti di una terra sarebbero dunque conseguenza di
come in quel posto le onde sonore arrivano alle loro orecchie. Questo
spiega forse perché certe sonorità siano nate sulle Ande piuttosto che
su un'isola mediterranea e perché la musica del Gargano abbia un suo
stile di fondo, per quanto possa complicare le cose il genio dei suoi
musicisti.
Quest'anno ci torneremo, a settembre, e consiglio a tutti i camminatori sensibili di provare questa esperienza. Il viaggio musicale è guidato dall'artista Nando Citarella, cantautore, attore e musicista napoletano, appassionato studioso di tradizioni musicali mediterranee ed escursionista. Ovunque vada, sui sentieri del sud Italia, coinvolge i musicisti locali, li conosce bene da molti anni, ha suonato con loro. I musicisti locali sono quelli che tramandano da generazioni e custodiscono il suono della loro terra, emesso con strumenti altrettanto antichi e altrettanto locali. Tra questi custodi troviamo i Cantori di Carpino, pochi e preziosi eredi di un'antica tradizione. Prima di iniziare a suonare a volte si scambiano frasi come: "andiamo a Rodi" oppure "andiamo a Peschici", sono i nomi dei paesi vicini, ed ogni volta sentirete cambiare ritmo e melodia, ma è solo un modo di dire per comunicarsi cosa suonare, perché è sempre la musica di Carpino che arrivera' alle vostre orecchie. Propongono canti d'amore, di odio, di sdegno, di rabbia, oppure di festa. Quando dicono "andiamo a Monte!", quel "Monte" sta per Monte Sant'Angelo, paese meta di antichi pellegrinaggi, legati al mito di San Michele, l'angelo guerriero con la spada, che partecipò direttamente agli assedi cristiani in "Terra Santa" così come gli dei dell'Olimpo parteciparono all'assedio di Troia nell'Iliade. Il nostro viaggio parte proprio da lì. |
giovedì 16 febbraio 2012
Neviere
Le neviere dei monti palermitani erano conche artificiali scavate alle quote più alte e nei versanti più freschi più adatti all'accumulo e al mantenimento della neve invernale. Accanto ad esse era costruito, con pietra locale, un edificio detto "casa neviera", che serviva sia come ricovero degli operai durante i giorni della lavorazione, sia per la custodia degli attrezzi e del materiale di lavoro. Durante le nevicate invernali gli operai raccoglievano la neve nelle conche, la pressavano con degli appositi attrezzi in legno, costituiti da un disco piatto con un lungo manico, affinché si compattasse uniformemente e assumesse, con l'ausilio delle basse temperature notturne e delle parziali fusioni diurne, le caratteristiche del ghiaccio. Per proteggere il ghiaccio all'avanzare della stagione calda si provvedeva a coprirlo con fronde di ginestra, ddisa (Ampelodesmos mauritanicus) e paglia, allo scopo raccolte nella casa neviera. La copertura doveva evitare che la massa di ghiaccio si sciogliesse a contatto con l’esterno e con temperature atmosferiche che, cessato il breve periodo di freddo, risalgono velocemente. L’operazione di raccolta della neve poteva ripetersi più volte in base al numero di precipitazioni nevose della stagione. Con la buona stagione iniziava la richiesta da parte del mercato cittadino, il ghiaccio veniva tagliato con degli appositi spadoni, caricato sui carretti e trasportato in città dove era conservato in depositi freschi prima di essere ancora ridotto in piccoli blocchi o sminuzzato a seconda della destinazione e distribuiti al dettaglio. La possibilità di disporre in estate di ghiaccio sminuzzato favorì la produzione delle tradizionali granite.
Etichette:
Valle delle Neviere
Ubicazione:
Monreale PA, Italia
La strage di Portella della Ginestra (1947)
Portella della Ginestra (850 m), sui Monti di Piana degli Albanesi, è il luogo della strage operata nel 1947 dalla banda Giuliano contro le persone che li tradizionalmente si radunava per festeggiare il 1°maggio. Undici morti e numerosi feriti sono stati il risultato di un attacco con la mitragliatrice agli abitanti dei paesi di Piana, San Giuseppe e San Cipirrello, radunati a Portella per la Festa dei lavoratori da pochi anni di nuovo permessa dopo la fine del fascismo. Il contesto storico è la forte ripresa della lotta dei contadini poveri e dei braccianti per ottenere la riforma agraria, la divisione dei latifondi e delle terre coltivabili. Gli agrari (proprietari di latifondo) e i mafiosi, che vedevano minacciato il loro ruolo dall'occupazione delle terre e dal successo dei socialisti e dei comunisti alle prime elezioni del dopoguerra, affrontarono il movimento contadino con metodi terroristici. La strage di Portella, l'omicidio di diversi sindacalisti (Rizzotto, Li Puma, Cangelosi) e attentati intimidatori alle sedi di cooperative e partiti di sinistra, fecero parte di questa strategia che avrebbe dovuto spegnere le rivendicazioni dei braccianti e interrompere l'occupazione delle terre. A Portella la banda del bandito Giuliano dimostrò, proprio in quell'occasione, di stare dalla parte degli agrari e della mafia. Vedi anche qui
lunedì 1 agosto 2011
Scempio edilizio Pergole - Monterosso (AG) Sicilia
Ovunque cantieri aperti e terreni in vendita con progetto approvato, se continua così gli ultimissimi lembi di macchia mediterranea saranno distrutti e le possibilità di percorrere a piedi il territorio saranno ridotte
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